Fideismo: credere nonostante l’assurdo
Il fideismo è la corrente filosofica e religiosa secondo cui la fede non ha bisogno di una giustificazione razionale. Non perché la ragione sia inutile, ma perché ci sono ambiti dell’esistenza in cui la ragione si ferma, e la vita interiore dell’individuo reclama risposte più profonde, più intime, più vissute. In questo senso, credere nonostante l’assurdo diventa un atto umano autentico, una scelta esistenziale che sfida la logica ma salva l’anima.
Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo cristiano, ha mostrato come l’atto di fede sia un salto nel vuoto. Prende il caso di Abramo, disposto a sacrificare il figlio Isacco per obbedienza a Dio. Un gesto inaccettabile per la morale e incomprensibile per la logica. Eppure, Abramo crede. Non perché abbia una prova, ma perché si affida. La fede è questa fiducia radicale che sfida ogni calcolo.
Il vuoto esistenziale dell’ateismo radicale non è un’accusa, ma un rischio. Senza una fede, anche solo simbolica, il senso della vita può dissolversi nell’assurdo. La fede, invece, riempie quel vuoto con significato. Non è garanzia di verità oggettiva, ma è un’ancora soggettiva.
Il fideismo non pretende di dimostrare. Invita a scegliere. A credere perché è meglio vivere una vita piena di senso che una vita svuotata dalla sola ragione. La fede è un atto libero, personale. È un modo per restare umani in un mondo che spesso sfugge alla comprensione.
In fondo, non crediamo perché sappiamo. Crediamo perché abbiamo bisogno di credere. E questa non è debolezza: è coraggio.
Credere in qualcosa – in Dio, nell’anima, nel bene, nella redenzione – anche se sembra assurdo, non è ingenuità. È costruzione di senso. Ciò che immaginiamo come vero, nel nostro intimo, può diventare reale nella nostra vita. Una convinzione, se profondamente sentita, modella le nostre azioni, il nostro atteggiamento, la nostra etica. La fede, così, diventa una realtà vissuta, non solo un concetto.
Gian-Carlo Evangelisti

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