MEMENTO MORI
C’è una verità semplice, brutale e universale che l’essere umano tende a rimuovere con straordinaria abilità: la propria fine. Memento mori — ricordati che devi morire — è un invito alla lucidità. Eppure, nella quotidianità, questo monito viene soffocato da una corsa incessante verso obiettivi lontani, vaghi, spesso indefiniti. Viviamo proiettati in un domani ipotetico, come se fosse garantito, come se fosse dovuto. Le persone costruiscono piani a lungo termine, accumulano risorse, sacrificano il presente sull’altare di un futuro che immaginano stabile e disponibile. Risparmiano per anni, rinunciano a esperienze, comprimono desideri autentici, tutto in nome di un “poi” che dovrebbe finalmente giustificare ogni rinuncia. Ma questo “poi” è una promessa fragile, mai firmata, mai garantita. C’è qualcosa di profondamente irrazionale in questo comportamento. Si vive come se il tempo fosse una risorsa infinita, quando invece è la più limitata di tutte. Si rimanda la felicità, si differisce la...