Il gusto dell'arte: nutrirsi con la visione
Mangiare è un atto vitale. Ma nutrirsi va ben oltre l’ingestione di cibo: è un’esperienza complessa, che coinvolge corpo, mente ed emozione. Allo stesso modo, anche osservare un’opera d’arte può essere inteso come una forma di nutrimento. Non si tratta solo di un intrattenimento, di un viaggio virtuale oppure di un semplice arricchimento intellettuale: contemplare un quadro, una scultura, un’installazione, può toccare corde profonde, saziando bisogni interiori tanto fondamentali quanto la fame o la sete.
Guardare un’opera d’arte è come assaporare un piatto complesso: c’è un primo impatto visivo, l’equivalente del profumo; poi i dettagli, le forme, i colori che si rivelano poco a poco, come le sfumature del gusto. E infine l’effetto più profondo: l’arte ci muove, ci parla, a volte ci conforta, altre ci provoca. Ci lascia sazi, confusi, appagati o turbati. In ogni caso, trasformati.
Se a questo “pasto estetico” si aggiungono altri piaceri sensoriali – la musica che accarezza l’udito, il fumo di una sigaretta che accompagna il respiro – si compone un rituale sinestetico. Come un banchetto multisensoriale, ogni elemento amplifica gli altri. L’arte non è più un oggetto esterno da ammirare, ma una sostanza da assorbire. Si crea una fusione tra il dentro e il fuori, tra il vedere e il sentire, tra pensiero e corpo.
In questo senso, l’estetica diventa dietetica dell’anima. Ritagliarsi momenti per “nutrirsi” d’arte non è lusso, ma bisogno. Come non si può vivere senza mangiare, non si dovrebbe vivere senza bellezza. E così, il quadro sul muro, con la sua silenziosa presenza, può offrirci la stessa pienezza di una tavola imbandita. Perché anche lo spirito ha il suo appetito. E l’arte, quando vissuta con tutti i sensi, è cibo.
Gian-Carlo Evangelisti

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