L’EQUILIBRIO ANIMALE
Ogni azione umana, per quanto ispirata, nobile o geniale, sembra incontrare sempre una forza uguale e contraria. È come se l’universo, o forse la natura stessa, avesse elaborato un meccanismo segreto per riportare ogni cosa al suo posto. Qualunque tentativo di trasformare, innovare, costruire, viene subito accompagnato da ostacoli, inciampi, fatiche e talvolta fallimenti. Non è solo sfortuna. È una legge non scritta, un principio di equilibrio invisibile che possiamo chiamare “equilibrio animale”.
Immaginiamo un gabbiano che decide di salire sempre più in alto. Più si alza, più l’aria si fa rarefatta, più le sue ali faticano a mantenere la portanza, più l’ossigeno diminuisce. Voler salire significa, inevitabilmente, dover affrontare condizioni sempre più avverse. Così accade anche a noi, quando tentiamo di superare i limiti, nostri o del mondo. Quanto maggiore è il cambiamento che vogliamo provocare, tanto più forte sarà la resistenza del sistema nel quale ci muoviamo. È come se l’equilibrio primordiale, l’ordine basale delle cose, lottasse per non essere spezzato.
Questo equilibrio animale non è malvagio. È, al contrario, ciò che permette alla vita di durare, di non autodistruggersi. Tuttavia, esso è anche la gabbia invisibile che limita ogni nostro slancio. Ogni volta che proviamo a cambiare qualcosa – in noi stessi, nella società, nella materia – ci troviamo a fare i conti con un contrappeso: la stanchezza, l’abitudine, l’inerzia, l’opinione altrui, il fallimento.
Come allora aggirare questa forza conservatrice che si nasconde dietro ogni progetto umano? Sinora, l’unica strategia che sembra funzionare davvero è la perseveranza. Non il talento, non la forza, non l’intelligenza. Solo la costanza riesce talvolta a superare la sorveglianza del mondo. Perché anche l’equilibrio animale, come ogni altra cosa, ha i suoi momenti di distrazione, le sue crepe. Non è infallibile. E in quei brevi attimi, chi ha resistito, chi ha continuato, chi non si è arreso, può passare oltre e rompere la simmetria.
Per questo motivo, ogni conquista autentica è figlia della pazienza e del tempo. E ogni rivoluzione personale o collettiva nasce dalla capacità di non indietreggiare, anche quando tutto sembra opporsi. Perché anche se la natura tende a ripristinare ciò che era, l’uomo – nella sua parte più profonda – tende invece a superarsi. E questo conflitto è forse il motore stesso della storia.
Gian-Carlo Evangelisti

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