Oltre la ragione
Esiste una linea sottile, ma potentissima, che separa ciò che è razionale da ciò che semplicemente ci fa stare bene. Per tutta la storia della filosofia, della scienza, della morale, si è cercato di guidare la vita umana attraverso il principio della ragione: pensare prima di agire, credere solo a ciò che è dimostrabile, agire in base a ciò che è utile o giusto. Ma esiste un'altra via, più silenziosa, più intima e, paradossalmente, più efficace per il singolo: vivere al di là della ragione.
Vivere oltre la ragione non significa essere irrazionali nel senso comune del termine, ma scegliere consapevolmente di affidarsi a qualcosa che la logica non può comprendere: il piacere puro del gesto non giustificato, il pensiero illogico abbracciato con fede. È il rifiuto lucido delle regole della coerenza, quando queste non servono più a farci vivere meglio. È acquistare un oggetto totalmente inutile, solo perché ci fa sorridere. È credere in una forza invisibile, anche quando la scienza ce la nega. È dire “va bene così” anche di fronte all’assurdo.
Tutti sanno, in fondo, che la realtà non è un dato oggettivo e definitivo, ma una costruzione personale. Gli stessi sensi ci ingannano, la mente interpreta, il linguaggio filtra. Allora perché ostinarsi a seguire sempre la fredda via del ragionamento, quando si può scegliere di vivere in una finzione consapevole, plasmata su misura per la nostra felicità? Se la verità assoluta non è accessibile, tanto vale inventarsene una che ci piaccia.
L’atteggiamento di chi vive oltre la ragione è simile a quello dell’artista o del mistico: si accetta l’illogico, si abbraccia il mistero, si nega l’evidenza, non per ingenuità, ma per libertà. È una ribellione dolce contro l’oppressione della logica, che tutto vuole spiegare, ma nulla consola. È costruire un mondo interiore in cui possiamo danzare al ritmo che preferiamo, anche se fuori piove e tutti ci dicono che dovremmo essere tristi.
Questo non è un invito al caos o al disordine, ma una proposta esistenziale: rendere la vita un’opera personale, un film in cui le regole le scegliamo noi, e in cui la coerenza è solo un’opzione, non un obbligo. Forse è proprio in questo abbandono consapevole della ragione che si nasconde una forma profonda di saggezza: quella che sa che non tutto deve avere senso, purché abbia significato per noi.
Gian-Carlo Evangelisti

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