CHI SI INDIGNA È STUPIDO
C’è una reazione che oggi domina il paesaggio emotivo collettivo: l’indignazione. Scatta rapida, rumorosa, apparentemente morale. Ma se la si osserva con attenzione, si rivela per ciò che spesso è: un riflesso povero, una scorciatoia mentale, il sintomo di una comprensione limitata del reale. Indignarsi significa urtare contro qualcosa che non rientra nel proprio schema. È l’attrito tra il mondo, infinitamente complesso, e la mappa ridotta che ciascuno porta dentro di sé. Quando un evento eccede quella mappa — quando non si lascia classificare nei soliti binari del “giusto” e “sbagliato” — invece di espandere lo sguardo, molti scelgono di irrigidirsi. E così nasce l’indignazione: non come segno di lucidità, ma come difesa dall’ignoto. La vita è un sistema aperto, imprevedibile, eccedente rispetto a qualsiasi codice morale statico. Ogni giorno produce combinazioni nuove, contraddizioni, paradossi. Pretendere che tutto rientri nel proprio piccolo catalogo di valori è un’illusione infanti...